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Straining sul lavoro: quali sono i presupposti

Straining, presupposti si configurabilità
La suprema corte di cassazione è intervenuta per definire i presupposti di configurabilità dello straining con sentenza del 5 dicembre 2018.
Nel caso di specie, un lavoratore lamentava di aver subito condotte vessatorie e, precisamente, una serie di condotte mirate ad eludere la precedente sentenza con la quale era stato annullato un precedente licenziamento e disposta la reintegrazione nel posto di lavoro. In questo contesto, erano stati avviati otto procedimenti disciplinari conclusi con sanzioni conservative.
A parere del ricorrente, anche la presenza della fondatezza e proporzionalità non escludevano che i comportamenti datoriali fossero prevaricanti e violenti e incidessero sulla sua dignità e sulla sua integrità psicofisica.
La suprema corte ha chiarito che la violazione dell’art. 2087 c.c., ovvero della norma che obbliga il datore di lavoro ad attuare tutte le misure per garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre, presuppoone sempre l’accertamento di una condotta datoriale lesiva di principi di correttezza e buona fede.
Il datore di lavoro è quindi tenuto ad astenersi da iniziative che possano ledere i diritti fondamentali del disponente mediante l’adozione di condizioni lavorative stressogene.
E’ il giudice di merito che deve valutare se, dagli elementi dedotti, per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o da altre circostanze si possa ritenere che alla condotta datoriale sia conseguito un danno al lavoratore.
Secondo la Corte di cassazione, detti elementi difettavano nel caso in esame e il ricorso del lavoratore veniva respinto.